Cave Mont Blanc Morgex

Il nostro metodo

131831-IMG_1382La viticoltura in Valle d’Aosta
La viticoltura ha in Valle d’Aosta origini antichissime, anche se i primi documenti circa la coltivazione della vite risalgono al 1032 e 1035; gli affreschi dei castelli e delle chiese medioevali che riproducono scene in cui trova posto la vite sono un segno della sua importanza. Il vino costituiva allora, molto spesso, il censo dovuto a nobili e prelati: da un documento del XIV secolo si apprende come il censo vinario dovuto all’Arcivescovo di Aosta da parte di alcune parrocchie ammontasse a 84 ettolitri. I nobili dei castelli le cui vestigia sono ancora oggi numerosissime nella regione erano soliti accompagnare i banchetti con abbondanti libagioni: una cronaca del XV secolo segnala i numerosi vini serviti alla tavola del re di Francia Carlo VIII ospite di Giorgio di Challant, mecenate e figura ecclesiastica di primo piano nella storia medioevale valdostana.
Nel passato il vino era una bevanda che, per le qualità energetiche, ben si adattava ad una alimentazione destinata a rendere meno dura la vita dei contadini, la cui sopravvivenza era legata alle difficili condizioni dell’ agricoltura di montagna: lo stretto fabbisogno veniva infatti soddisfatto con attività di coltivazione ed allevamento di carattere familiare, fra le quali la viticoltura, condotte in condizioni climatiche e di territorio tutt’altro che propizie.
Nel corso dei secoli i viticoltori valdostani hanno quindi modellato il paesaggio, creando angoli suggestivi che presentano pergolati abbarbicati a massi ciclopici oppure filari che si inerpicano verso la sommità delle pendici della montagna: le proprietà infatti, estremamente parcellizzate per collocazione geografica ed ampiezza, venivano sfruttate il più possibile, spingendosi su impervi pendii fino a considerevoli altitudini. Divenute ancora più piccole nel corso dei secoli a causa dell’abitudine assai radicata a dividere equamente fra i vari eredi tutti i beni di ciascuna famiglia, si sono quasi trasformate, da fonte di sostentamento, a proprietà di affezione.
In tempi più moderni la difficoltà di coltivazione è venuta a pesare sempre di più, in coincidenza con la meccanizzazione dell’agricoltura, e la vinificazione a carattere familiare ha iniziato a presentare difficoltà economiche, fiscali, amministrative ed igieniche sempre più gravose. La tradizione vitivinicola valdostana era quindi destinata ad un inarrestabile declino, trascinando con sé inevitabili problemi di conservazione del territorio e soprattutto delle pendici della montagna, declino frenato in tempi più recenti da una oculata politica di sostegno legislativo, tecnico e finanziario da parte della Amministrazione Regionale.
Fin dal dopoguerra, con l’istituzione della Scuola di Agricoltura, si è attenti alla formazione dei giovani viticultori, mentre dal 1973 è attiva una assistenza tecnica qualificata con indirizzi nella concimazione, nella potatura, nei trattamenti antiparassitari e nei lavori di coltivazione.
Fondamentale è stata altresì la promozione delle Caves Coopératives e la realizzazione delle loro strutture nonché la recente istituzione, in Aosta, del Centro di Ricerca della Viticoltura di Montagna (CERVIM) al quale aderiscono i principali centri europei di ricerca. Quest’ultimo è promotore, ogni anno, di un concorso con il quale si distinguono i migliori vini di montagna sia a livello europeo che extraeuropeo, premiati durante un appuntamento di ormai consolidato prestigio nel campo regionale.

 

 

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